Massimiliano, nipote di Natale e Valentino affianca quest'ultimo nell'organizzazione e nella gestione della cucina del San Domenico.
Il suo percorso inizia a soli 14 anni: per 5 anni, fino al diploma alberghiero, alterna la presenza in cucina con gli studi e, terminata la scuola, inizia i suoi viaggi con lo scopo di ampliare le proprie conoscenze su materie prime, tecniche e sapori.
Del suo curriculum citiamo in particolare le esperienze italiane al Ristorante Vissani e al Ristorante Romano di Viareggio, quella statunitense all'Osteria Fiamma di New York e quelle francesi prima alla Bastide Saint Antoine e infine a Parigi alla corte del pluristellato Alain Ducasse al Plaza Athenée.
La mia vera scuola è stata ed è tuttora il San Domenico. Ciò non toglie che le altre esperienze in Italia e all’estero siano state fondamentali per la mia crescita professionale: negli Stati Uniti ho imparato a lavorare a ritmi sempre elevati e ho compreso l’importanza dell’organizzazione del lavoro, in Francia ho approfondito la tecnica di cucina e ho percepito il grande valore della storia e della cultura gastronomica, in Italia ho studiato attentamente la materia prima, una materia prima che non ha eguali nel mondo per livello qualitativo.Oggi, a 27 anni, Massimiliano rappresenta la nuova generazione del ristorante nonché un segno di continuità nell’innovare e nel rinnovarsi, conservando allo stesso tempo solide radici nella tradizione gastronomica italiana.
La nostra è una cucina del territorio – intesa soprattutto come ricerca delle migliori materie prime ottenute nel loro ambiente ideale – in continua evoluzione, con nuove tecniche al servizio della tradizione. Per me il rispetto della materia prima e della stagionalità sono elementi essenziali e costituiscono la base di partenza nel processo di ricerca e innovazione delle tecniche di preparazione. Il mio principale obiettivo è realizzare dei piatti in cui i sapori siano netti e ben definiti, con un numero di ingredienti non eccessivo, per raggiungere un equilibrio in cui gli elementi principali siano chiaramente leggibili. In un piatto poi trovo importante anche l’estetica e in particolare l’aspetto cromatico, a patto che sia funzionale alla ricetta.


