GIANLUIGI MORINI Fondatore

Cuoco, sommellier e ...regista

Una fanciullezza e una giovinezza vissute all'ombra del padre, per compiacere il quale il giovane Gianluigi completa gli studi da ragioniere, coltivando, tuttavia, nel frattempo la propensione naturale all'arte con attività teatrale da dilettante e una fuga a Roma, dove lavora per qualche tempo al Centro Sperimentale di cinematografia.
Il cinema resta uno dei suoi hobby preferiti, assieme a quello della cucina, che coltiva invitando a cena gli amici e sperimentando su di loro le sue abilità di cuoco, di sommellier e di … regista. Comincia a documentarsi sui ristoranti d'Italia e di altri paesi e matura la convinzione di costruire un locale "su misura"; lo fa verso la fine degli anni '60 nei locali della casa paterna, realizzando un ristorante da venti tavoli, del quale cura tutti i particolari: le pareti ricoperte di tela di lino, i soffitti di tessuto decorato, con i quali ricopre i paralumi appesi su ciascun tavolo.
Le tovaglie di lino pesante colore fucsia, i bicchieri di cristallo, i sottopiatti d'argento, come i candelieri, le posate e i portafiori, pieni ogni giorno di fiori freschi.

L'impressione che il San Domenico suggerisce è quella di un circolo, privato ed esclusivo, che apre i battenti il 7 marzo 1970. Le scelte gastronomiche dapprima tendono a contemperare i sapori della tradizione con la cura e il gusto della cucina di casa; in seguito, su consiglio di Luigi Veronelli, Gianluigi Morini si rivolge all'esperienza di Nino Bergese, grande cuoco che vantava una carriera di prestigio nelle cucine di re e potenti italiani e stranieri.

Il rapporto di Bergese con Valentino Marcattilii, il giovane cuoco che aveva assunto la responsabilità della cucina, era straordinario e l'intesa magnifica.

Qual'è il segreto del San Domenico? La sua cucina intenta a riandare alle origini, nella genuinità e nella ricerca, ricca di quella inventiva fertile che lo contraddistingue. E ancora una scelta di vini assolutamente straordinaria, che Gianluigi Morini è orgoglioso di mostrare nella sua mitica cantina, che è il suo fiore all'occhiello.

In essa, con amore e dedizione, Morini ha raccolto quanto di meglio ha potuto trovare sul mercato, allo scopo di accoppiare i vini con i piatti della cucina ad esaltarne il gusto e il sapore. Il tutto allo scopo di offrire al cliente che sceglie il San Domenico un servizio accogliente, per "occuparsi della sua felicità".

Bergese imposta la cucina del San Domenico con lo stesso stile delle cucine delle grandi case in cui aveva lavorato, scegliendo sempre gli ingredienti migliori e preparando "in casa" tutto, dal pane ai dolci, perché, diceva:
L'ospite va rispettato: viene per mangiare e per gioire del sapore delle nostre preparazioni.